Bollettino Economico Banca d’Italia luglio 2023

Nel primo trimestre, prodotto euro diminuito per 2° trimestre consecutivo. Attività manifatturiera in calo. Consumi famiglie crescono più lentamente. Proiezioni PIL 2023-2025: +1,3% annuo. Inflazione al 6% nel 2023, 2,3% nel 2024 e 2% nel 2025


L’economia nell’area dell’euro

L’economia nell’area dell’euro è un tema cruciale che riguarda i paesi europei che condividono la stessa valuta, l’euro. Questo gruppo di nazioni, noto come “zona euro,” comprende molti paesi che lavorano insieme per promuovere la stabilità economica e la crescita.

Nel primo trimestre di quest’anno, l’economia nell’area dell’euro ha registrato una situazione interessante. È diminuito il prodotto economico, cioè il valore di tutti i beni e servizi prodotti nell’area, per il secondo trimestre consecutivo. Questa riduzione è un segnale di allarme perché l’economia dovrebbe crescere costantemente per garantire il benessere e la prosperità delle persone.

Questo calo potrebbe essere dovuto a vari fattori, come le incertezze legate alla pandemia, i cambiamenti nei flussi commerciali con altri paesi e le politiche economiche adottate dai governi nazionali e dalle istituzioni europee. Inoltre, le scelte dei consumatori e la domanda per i prodotti e servizi possono influenzare l’economia in modo significativo.

È importante notare che l’economia è un sistema complesso e interconnesso, dove molte variabili si influenzano a vicenda. Pertanto, capire i motivi esatti di queste fluttuazioni richiede un’analisi approfondita e l’osservazione di diversi indicatori economici.

Le autorità economiche europee, come la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea, monitorano attentamente l’andamento dell’economia nell’area dell’euro e cercano di adottare politiche adeguate per stimolare la crescita economica e mitigare eventuali crisi.

Inoltre, le collaborazioni tra le principali banche e istituzioni pubbliche europee, come Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e la Banca europea per gli investimenti (BEI), stanno promuovendo iniziative come l’economia circolare per fornire finanziamenti a lungo termine a progetti sostenibili che favoriscono la transizione verso un’economia più ecologica e sostenibile.

L’economia nell’area dell’euro è un argomento complesso e dinamico che richiede attenzione e interventi mirati da parte delle autorità economiche per garantire una crescita stabile e sostenibile e il benessere delle persone all’interno di questa importante regione economica.

L’andamento delle imprese

Per capire meglio l’economia nell’area dell’euro, è importante analizzare gli indici dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers’ Index, PMI) delle imprese manifatturiere. Questi indici forniscono informazioni preziose sull’andamento delle attività produttive e commerciali all’interno dell’area.

Nel secondo trimestre, gli indici PMI delle imprese manifatturiere hanno registrato un altro calo significativo nelle principali economie avanzate dell’area dell’euro. Questo fatto è preoccupante poiché indica una riduzione dell’attività produttiva e delle vendite di beni manifatturieri. Tali indici erano già scesi al di sotto della soglia di espansione durante la seconda metà del 2022, e il trend negativo sembra aver continuato anche nei primi mesi di quest’anno.

D’altra parte, gli indici PMI nel settore dei servizi mostrano una tendenza opposta, segnalando la prosecuzione della fase di espansione. Questo significa che le attività legate ai servizi, come il commercio, i trasporti, il turismo e i servizi finanziari, stanno continuando a crescere e a svolgere un ruolo importante nell’economia.

La contrazione dell’attività manifatturiera può essere dovuta a diversi fattori. Le incertezze sul futuro, le restrizioni legate alla pandemia e i cambiamenti nelle catene di approvvigionamento possono influenzare la produzione e le esportazioni delle imprese manifatturiere. Inoltre, le scelte dei consumatori e la domanda internazionale per i prodotti manifatturieri possono variare nel tempo.

È importante ricordare che il settore manifatturiero ha un ruolo cruciale nell’economia, poiché crea beni fisici e contribuisce alla creazione di posti di lavoro e all’innovazione tecnologica. Pertanto, il calo dell’attività manifatturiera può avere impatti significativi sull’occupazione e sulla crescita economica nel lungo periodo.

Al contrario, l’espansione del settore dei servizi è incoraggiante poiché indica un certo grado di resilienza e adattabilità dell’economia. Tuttavia, è essenziale trovare un equilibrio tra i settori manifatturiero e dei servizi per garantire una crescita economica sostenibile e una maggiore stabilità.

Per affrontare queste sfide e stimolare la ripresa economica, le istituzioni europee e i governi nazionali devono collaborare e adottare politiche mirate per sostenere l’industria manifatturiera e promuovere l’innovazione e la competitività dei servizi. Solo attraverso una strategia olistica e concertata sarà possibile raggiungere una crescita economica solida e duratura per l’intera area dell’euro.

La situazione in Italia

Ora concentriamoci sulla situazione economica specifica dell’Italia e sui principali fattori che la influenzano. Nel primo trimestre di quest’anno, l’economia italiana ha registrato una lieve crescita, ma purtroppo si è stabilizzata in primavera a causa di alcune sfide e difficoltà.

Uno dei settori che ha contribuito a frenare la crescita economica è stato il manifatturiero. L’attività delle imprese manifatturiere, che riguarda la produzione di beni fisici come automobili, elettronica e macchinari, ha sperimentato una contrazione. Questo può essere dovuto a diversi fattori, come la domanda internazionale più debole per i prodotti manifatturieri italiani e le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali a causa della pandemia.

Tuttavia, non tutto è negativo. Le famiglie italiane hanno continuato a consumare, ma a ritmi più contenuti rispetto al passato. La lenta ripresa dei consumi può essere attribuita alla cautela delle famiglie, alle incertezze sul futuro economico e alle preoccupazioni riguardo alla stabilità dell’occupazione.

Gli investimenti, che sono fondamentali per la crescita economica a lungo termine, hanno subito un rallentamento. Le aziende, sia grandi che piccole, potrebbero essere state scoraggiate dal rialzo dei costi di finanziamento e da un accesso più restrittivo al credito. Questo può avere un impatto negativo sull’innovazione e sulla modernizzazione delle imprese italiane.

Una nota positiva riguarda l’occupazione. Il numero di persone impiegate in Italia è aumentato e ha superato i valori precedenti alla pandemia. Questo indica che ci sono state opportunità di lavoro e un certo livello di ripresa economica nel paese.

Tuttavia, i margini di profitto delle imprese sono ancora un problema. Sebbene nella manifattura i margini di profitto siano tornati a livelli pre-crisi, in settori come le costruzioni e i servizi, i margini rimangono ancora inferiori. Questo può influenzare la capacità delle imprese di investire in nuove tecnologie e migliorare la loro produttività.

Inoltre, la situazione dei mercati internazionali ha un ruolo cruciale nell’economia italiana. Le esportazioni italiane sono diminuite nel primo trimestre di quest’anno a causa della flessione del commercio mondiale. Le vendite di beni sia nei mercati interni all’area dell’euro sia in quelli esterni si sono ridotte.

Nonostante queste sfide, ci sono prospettive positive per l’economia italiana. Secondo le stime, il PIL dovrebbe crescere dell’1,3% in media quest’anno e dell’1% circa nei prossimi due anni. Anche l’inflazione dovrebbe scendere nel tempo, il che potrebbe incoraggiare i consumi delle famiglie e contribuire alla ripresa economica.

L’economia italiana sta affrontando diverse sfide, ma ci sono anche segnali di speranza. È importante adottare politiche economiche e industriali adeguate per sostenere i settori chiave, promuovere l’innovazione e rafforzare la competitività delle imprese italiane. Solo attraverso sforzi congiunti e una visione a lungo termine sarà possibile garantire una crescita economica sostenibile e inclusiva per l’Italia.

Consumi delle famiglie e investimenti

Un altro aspetto importante da considerare è il ruolo delle istituzioni europee e il contributo che esse possono fornire per sostenere l’economia italiana. Le più grandi banche e istituzioni pubbliche dell’Unione Europea, come Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), stanno giocando un ruolo cruciale nel promuovere la transizione verso un’economia circolare.

L’iniziativa congiunta sull’economia circolare, nota come Joint Initiative on Circular Economy (JICE), è stata lanciata nel 2019 con l’obiettivo di fornire finanziamenti a lungo termine per progetti che accelerano la transizione verso un’economia circolare. Questo tipo di economia mira a ridurre gli sprechi e a massimizzare l’uso delle risorse, promuovendo il riutilizzo, il riciclaggio e la sostenibilità ambientale.

Attraverso JICE, le istituzioni partecipanti forniscono prestiti, partecipazioni, garanzie e assistenza tecnica per progetti di economia circolare in diversi settori, come agricoltura, industria, mobilità, sviluppo urbano, gestione dei rifiuti e dell’acqua. Questi progetti abbracciano tutte le fasi della catena del valore e del ciclo di vita di prodotti e servizi, dalla progettazione al recupero del valore.

Un esempio di progetto supportato da JICE è Saviola Holding, un’azienda italiana che si dedica all’economia circolare producendo pannelli truciolari e mobili in legno riciclato. Questa impresa trasforma mobili scartati in nuovi pannelli di legno riciclato al 100%, contribuendo a salvare quasi 3 milioni di alberi ogni anno.

Inoltre, JICE sta promuovendo attività di diffusione della conoscenza sull’economia circolare per sviluppare una cultura che sostenga la sostenibilità e l’innovazione nel panorama economico e finanziario europeo.

Oltre all’economia circolare, le istituzioni europee stanno collaborando anche per affrontare altre sfide, come la trasformazione e la sovranità del settore energetico. Questo è particolarmente importante per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e affrontare il cambiamento climatico. Ciò include iniziative per l’uso di idrogeno verde, il miglioramento delle infrastrutture di interconnessione, la gestione e lo stoccaggio dell’energia, e il sostegno alla ricerca e sviluppo di nuove fonti energetiche.

Per quanto riguarda l’economia italiana, ci sono proiezioni che indicano una crescita del PIL dell’1,3% in media quest’anno, seguita da un’ulteriore crescita dell’1% circa nei prossimi due anni. Queste proiezioni si basano su diverse considerazioni, tra cui il rientro dell’inflazione e un progressivo miglioramento delle dinamiche salariali che dovrebbero favorire i consumi delle famiglie.

Tuttavia, gli investimenti potrebbero rallentare a causa delle sfide finanziarie e delle prospettive di domanda meno favorevoli nel settore privato. L’andamento delle esportazioni potrebbe subire una diminuzione nel 2023, mentre si prevede un leggero aumento delle importazioni, principalmente a causa della domanda interna più debole.

Il ruolo delle istituzioni europee, insieme all’adozione di politiche e iniziative adeguate a livello nazionale, può svolgere un ruolo significativo nel sostenere l’economia italiana. Attraverso progetti di economia circolare, sviluppo sostenibile e transizione verso energie verdi, si possono affrontare le sfide economiche e ambientali, promuovendo una crescita sostenibile e resiliente per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

Prospettive per l’economia italiana

È fondamentale considerare anche il contesto economico internazionale, poiché l’economia italiana è strettamente interconnessa con quella globale. Le dinamiche economiche e le politiche adottate da altri paesi possono influenzare l’Italia in vari modi.

Negli ultimi tempi, il commercio mondiale è stato segnato da fluttuazioni e incertezze, con un impatto sulle esportazioni italiane. Nel primo trimestre del 2023, le esportazioni sono diminuite dell’1,4% in volume, principalmente a causa di una contrazione del commercio internazionale. Le vendite di beni sia nei mercati interni dell’area dell’euro sia in quelli esterni sono diminuite.

Inoltre, la domanda estera per i beni italiani sembra essere indebolita, come suggerito dagli indicatori sugli ordini esteri delle imprese manifatturiere. Questo può influenzare negativamente la competitività di prezzo all’esportazione dell’Italia.

Tuttavia, il saldo di conto corrente italiano è migliorato, soprattutto grazie all’andamento delle importazioni energetiche che hanno beneficiato della riduzione delle quotazioni internazionali.

Per quanto riguarda le prospettive future, ci sono proiezioni per l’economia italiana che indicano una crescita del PIL dell’1,3% in media d’anno nel 2023 e dell’1% circa nei due anni successivi. Queste proiezioni dipendono da vari fattori, tra cui il rientro dell’inflazione e una crescita più contenuta degli investimenti a causa dei costi di finanziamento più alti e delle restrizioni nell’accesso al credito.

Le esportazioni italiane potrebbero rallentare quest’anno, ma si prevede un leggero aumento nei prossimi due anni, in linea con la domanda estera di beni e servizi italiani. D’altra parte, le importazioni potrebbero crescere a un ritmo inferiore rispetto alle esportazioni, a causa della domanda interna più debole, soprattutto per i beni strumentali che spesso includono prodotti importati.

Per affrontare queste sfide e sfruttare le opportunità, è essenziale che l’Italia continui a lavorare a livello nazionale e internazionale per promuovere politiche economiche e ambientali sostenibili. Inoltre, è importante continuare a investire in ricerca e sviluppo, innovazione e formazione per mantenere e migliorare la competitività dell’economia italiana nel contesto globale.

In conclusione, l’economia italiana è influenzata da una serie di fattori interni ed esterni. Le prospettive future dipenderanno dalle politiche adottate a livello nazionale e internazionale, nonché dall’abilità dell’Italia di affrontare le sfide economiche e ambientali. Con una visione a lungo termine e un impegno continuo verso la sostenibilità e l’innovazione, l’Italia può proiettarsi verso un futuro più resiliente e prospero nell’ambito dell’economia globale.

In conclusione 

In conclusione, l’economia italiana nel primo trimestre del 2023 ha sperimentato un rallentamento nel contesto di un ambiente economico globale incerto. Mentre il settore manifatturiero ha subito una contrazione, i servizi hanno continuato a mostrare segni di espansione. La crescita economica è influenzata da una serie di fattori, tra cui la domanda interna, le condizioni di finanziamento, il commercio internazionale e le prospettive globali.

È importante sottolineare che l’Italia sta affrontando sfide significative riguardanti la transizione verso un’economia più sostenibile, inclusa l’adozione di pratiche di economia circolare. Progetti come la Joint Initiative on Circular Economy (JICE), promossa dalle principali banche e istituzioni pubbliche europee, contribuiscono ad accelerare questa transizione e fornire finanziamenti a lungo termine per iniziative sostenibili.

Le prospettive future dipendono dall’adozione di politiche economiche e ambientali efficaci, dalla promozione dell’innovazione e della ricerca, nonché dalla capacità di adattarsi alle dinamiche dell’economia globale. Il sostegno ai consumi delle famiglie, gli investimenti e le esportazioni rimangono fondamentali per stimolare la crescita economica e migliorare la competitività dell’Italia.

Affrontare le sfide economiche richiede un impegno congiunto a livello nazionale e internazionale, così come la promozione di partnership pubblico-privato. L’Italia ha dimostrato resilienza e capacità di adattarsi in passato, e con un’attenzione costante all’innovazione e alla sostenibilità, può affrontare le sfide attuali e costruire un futuro prospero e sostenibile all’interno del contesto economico globale

 

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