La stabile organizzazione ai fini IVA

Le linee guida incerte creano contrasti tra contribuenti e amministrazioni fiscali nell’interpretazione della stabile organizzazione ai fini IVA


Negli affari fiscali, la stabile organizzazione (S.O.) ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) è un concetto che spesso genera confusione e divergenze interpretative tra contribuenti e amministrazioni fiscali. La mancanza di linee guida chiare e precise rende difficile definire correttamente il perimetro di operatività di questo istituto.

È importante distinguere tra la stabile organizzazione ai fini IVA e quella ai fini delle imposte dirette, poiché le due hanno spesso obiettivi diversi e sono disciplinate da normative separate. In questo articolo ci concentreremo esclusivamente sulla stabile organizzazione ai fini IVA.

Definizione della stabile organizzazione ai fini IVA

Le norme di riferimento per la stabile organizzazione ai fini IVA sono l’articolo 11 del Regolamento 282/2011 e l’articolo 7, comma 1, lettera d) del D.P.R. 633/72.

Secondo il regolamento comunitario, la stabile organizzazione indica qualsiasi organizzazione che si differenzia dalla sede principale dell’attività economica ed è caratterizzata da una presenza sufficientemente duratura e una struttura adeguata in termini di risorse umane e tecniche. Essa può ricevere e utilizzare servizi per le proprie esigenze (stabili organizzazioni passive) o fornire servizi che si occupa di offrire (stabili organizzazioni attive).

Gli elementi essenziali che qualificano una struttura come stabile organizzazione ai fini IVA comprendono l’esistenza di una sede, una presenza sufficientemente duratura e la presenza di risorse umane e tecniche necessarie per utilizzare (S.O. passiva) o confezionare (S.O. attiva) i servizi ricevuti e resi.

Adempimenti fiscali della stabile organizzazione ai fini IVA

La stabile organizzazione ai fini IVA di una società non residente in Italia è equiparata a un soggetto passivo residente nel territorio dello Stato. Di conseguenza, è tenuta ad adempiere a tutti gli obblighi previsti, come l’apertura di una partita IVA, la presentazione della dichiarazione annuale IVA e le liquidazioni periodiche.

La stabile organizzazione costituisce un’alternativa al rappresentante fiscale (previsto dall’articolo 17 del D.P.R. 633/1972) e all’identificazione diretta (prevista dall’articolo 35-ter del D.P.R. 633/72). Ciò significa che se una società ha una stabile organizzazione in Italia, non può identificarsi direttamente né nominare un rappresentante fiscale.

I doveri fiscali del soggetto estero devono necessariamente confluire nella posizione IVA attribuita alla stabile organizzazione operante nel territorio dello Stato.

Soggettività passiva ai fini IVA della stabile organizzazione

Dal punto di vista fiscale, per attribuire la “soggettività passiva” alla stabile organizzazione ai fini IVA, è necessario verificare se essa partecipa attivamente all’effettuazione dell’operazione posta in essere dalla casa madre. Dopo la riforma del 2010, l’attrattiva della stabile organizzazione è stata notevolmente limitata.

La stabile organizzazione sarà tenuta a pagare l’IVA solo se partecipa all’operazione. Se non partecipa all’operazione e l’acquirente è un soggetto passivo stabilito in Italia, quest’ultimo sarà responsabile per l’IVA attraverso il meccanismo del reverse charge, come stabilito dall’articolo 17 del D.P.R. 633/72. In questo caso, il soggetto che ha effettuato l’operazione non sarà considerato un operatore stabilito in Italia.

L’articolo 53 del Regolamento UE 282/2011 specifica che la partecipazione della stabile organizzazione all’effettuazione dell’operazione si riferisce all’utilizzo delle risorse tecniche o umane della stabile organizzazione da parte della casa madre per le operazioni relative alla cessione di beni o alla prestazione di servizi. Tuttavia, l’utilizzo delle risorse della stabile organizzazione per funzioni di supporto amministrativo, come contabilità, fatturazione e recupero crediti, non viene considerato ai fini della partecipazione.

Va notato che se viene emessa una fattura con il numero di identificazione attribuito dallo Stato membro della stabile organizzazione, si presume, salvo prova contraria, che la stabile organizzazione abbia partecipato alla cessione di beni o alla prestazione di servizi effettuata nello stesso Stato membro.

Individuazione del soggetto responsabile dell’imposta

Per quanto riguarda le operazioni effettuate dalla stabile organizzazione che partecipa all’effettuazione dell’operazione, il debitore dell’imposta è la stessa stabile organizzazione.

Per le operazioni poste in essere dalla casa madre rilevanti in Italia senza l’intervento della stabile organizzazione, ci sono diverse situazioni da considerare:

  • Prestazioni effettuate nei confronti di soggetti privati o non residenti: gli adempimenti fiscali sono eseguiti dalla stabile organizzazione tramite un numero identificativo attribuito ad essa, utilizzando una serie separata di numerazione per tali fatture. Queste fatture devono essere annotate in un registro apposito e riportate in un modulo distinto della dichiarazione annuale IVA.
  • Cessioni o prestazioni effettuate nei confronti di soggetti passivi IVA: gli adempimenti fiscali sono eseguiti dal cessionario attraverso il meccanismo del reverse charge.
  • Acquisti rilevanti territorialmente in Italia effettuati dalla casa madre: gli adempimenti fiscali sono eseguiti dalla stabile organizzazione.

Rapporti tra la stabile organizzazione e la casa madre nelle prestazioni di servizi e cessioni di beni nell’ambito comunitario Nelle aziende che operano a livello internazionale, è comune che ci siano scambi di servizi e beni tra la casa madre e le stabili organizzazioni estere.

È importante fare una distinzione tra le prestazioni di servizi e le cessioni di beni. Mentre la normativa comunitaria e nazionale non disciplina specificamente i rapporti nelle prestazioni di servizi, la Corte di Giustizia si è pronunciata sulla questione. Nella sentenza relativa al caso “FCE Bank”, la Corte ha escluso la possibilità di considerare tali rapporti come prestazioni di servizi tra una stabile organizzazione di un soggetto passivo in uno Stato e la sede o la stabile organizzazione dello stesso soggetto passivo in un altro Stato.

Le motivazioni addotte sono che la stabile organizzazione è semplicemente una dislocazione territoriale dello stesso soggetto e non svolge un’attività economica indipendente. Queste conclusioni sono state confermate anche dall’Amministrazione Finanziaria nella Risoluzione 81/E/2006, in cui si afferma che tali operazioni sono “fuori campo IVA”.

Tuttavia, per quanto riguarda il trasferimento di beni tra la casa madre e la stabile organizzazione, si applicano le regole delle operazioni comunitarie. Quindi, nonostante l’unitarietà giuridica della stabile organizzazione rispetto alla casa madre, l’aspetto rilevante ai fini IVA è il trasferimento dei beni. Una circolare dell’Associazione Nazionale delle Società per Azioni (Assonime) ha chiarito che “anche tra la casa madre e la stabile organizzazione possono essere effettuate operazioni rilevanti ai fini IVA” in determinate circostanze, come lo spostamento di beni nel territorio di un altro Stato membro.

Prassi e giurisprudenza recente

Un argomento che ha generato numerose sentenze a livello comunitario riguarda la possibilità che una società controllata costituisca una stabile organizzazione occulta.

Nel caso “Dong Yang Electronics”, la Corte di Giustizia ha stabilito che il semplice fatto che una società di un Paese terzo abbia una controllata in uno Stato membro non implica che tale controllata costituisca una stabile organizzazione in tale Stato membro.

Nella recente sentenza del caso C-330/2020, la Corte di Giustizia si è pronunciata sul concetto di stabile organizzazione occulta. In questa decisione, la Corte ha stabilito che per considerare una società controllata come una stabile organizzazione occulta, è necessario dimostrare che la società controllata abbia una struttura stabile che le consente di svolgere attività economiche in modo autonomo. La semplice presenza di una società controllata non è sufficiente per considerarla una stabile organizzazione.

La sentenza ha sottolineato che per determinare l’esistenza di una stabile organizzazione occulta, devono essere considerati diversi elementi, come l’autonomia organizzativa e la capacità decisionale della società controllata. Inoltre, è necessario valutare se la società controllata svolge effettivamente attività economiche in modo indipendente, oltre a considerare i fattori tradizionali di una stabile organizzazione, come la presenza di risorse umane e tecniche.

Questa sentenza ha importanti implicazioni per le società multinazionali che hanno controllate in diversi Paesi. Perché una società controllata sia considerata una stabile organizzazione occulta, è necessario dimostrare che essa abbia una struttura organizzativa autonoma e svolga attività economiche indipendenti. Altrimenti, potrebbe non essere soggetta agli stessi obblighi fiscali di una stabile organizzazione.

In conclusione…

la stabile organizzazione ai fini IVA è un concetto complesso che richiede una valutazione attenta e accurata delle circostanze specifiche. La mancanza di linee guida precise può generare interpretazioni contrastanti tra i contribuenti e le amministrazioni fiscali. È consigliabile consultare fonti ufficiali e ottenere consulenza fiscale professionale per garantire la corretta applicazione delle norme relative alla stabile organizzazione ai fini IVA.

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